Comunicato stampa sul verdetto di dissoluzione della chiesa giapponese
COMUNICATO STAMPA
Diffusione immediata
Londra — 4 marzo 2026
Il Giappone infligge un colpo storico alla libertà di culto: così lo scioglimento della Federazione delle Famiglie, senza alcuna sentenza penale.
Con una decisione storica — e profondamente allarmante —, la Corte Suprema di Tokyo ha oggi ratificato l’ordine governativo di dissoluzione della Federazione delle Famiglie per la Pace Mondiale e l’Unificazione (FFPMU) in Giappone, conosciuta anche come Chiesa dell’Unificazione.
Con effetto immediato, l’ente religioso perde il suo status giuridico ai sensi della legge giapponese sugli enti religiosi. È ora possibile procedere alla liquidazione coatta dei suoi beni.
Si tratta di una pietra miliare senza precedenti nell’era costituzionale postbellica del Giappone: per la prima volta, un’importante organizzazione religiosa è stata effettivamente cancellata come persona giuridica, senza alcuna condanna penale nei confronti dell’organizzazione stessa.
Non si tratta di una semplice azione amministrativa di routine. È la sanzione più severa prevista dalla legge giapponese, che priva una comunità religiosa della sua esistenza istituzionale. Nelle democrazie basate sullo Stato di diritto, una misura così estrema richiede una soglia di prova e giustificazione straordinariamente elevata. Molti studiosi di diritto, difensori dei diritti umani e osservatori internazionali sostengono che tale soglia non sia stata raggiunta in questo caso.
Nessun crimine provato — scatta però la morte istituzionale
Il tribunale non ha riscontrato alcuna responsabilità penale da parte della Federazione delle Famiglie. Lo scioglimento si basa invece su accuse di danno a un indefinito “benessere pubblico” e violazioni di “norme sociali” vagamente definite, standard ben al di sotto di quelli richiesti per la responsabilità penale.
Ciò costituisce un pericoloso precedente: un ente religioso può essere smantellato amministrativamente, sulla base di rivendicazioni civili che abbracciano decenni, senza le prove rigorose richieste da un processo penale.
Sotto l’ombra della tragedia e della pressione politica
La questione è esplosa all’attenzione dell’opinione pubblica dopo l’assassinio dell’ex primo ministro Shinzo Abe nel 2022. L’autore del delitto, Tetsuya Yamagami, ha citato motivi personali legati alle donazioni della sua famiglia alla chiesa. Il tribunale ha giustamente ritenuto Yamagami l’unico responsabile, infliggendogli l’ergastolo. Nessuna prova ha collegato l’organizzazione religiosa all’omicidio.
Tuttavia, la tempesta mediatica e le reazioni politiche che ne sono seguite hanno creato una forte pressione. Nel giro di pochi mesi, il governo ha avviato una procedura di scioglimento, una sequenza che i critici descrivono come reattiva piuttosto che strettamente legale.
La giornalista investigativa Masumi Fukuda ha prodotto un reportage dirompente che mette in discussione gli elementi chiave della narrativa dominante, sottolineando la faziosità dei media, la selettività delle prove e l’emarginazione delle voci dissenzienti. Il suo lavoro solleva seri interrogativi sulla possibilità che un processo equo possa prevalere in un clima così polarizzato.
“Non abbiamo commesso alcun reato”
Il presidente della FFPMU giapponese Masaichi Hori ha risposto con fermezza:
“Come organizzazione religiosa non abbiamo commesso alcun reato. I nostri membri sono credenti sinceri che praticano la loro fede in modo pacifico e si impegnano a contribuire positivamente alla società. Deploriamo profondamente questa decisione estrema imposta senza una condanna penale. Continueremo a difendere le nostre convinzioni in modo legale e pacifico, fiduciosi che alla fine prevarranno la verità e la giustizia.”
Autentica devastazione nella vita delle persone
Al di là delle astrazioni giuridiche, ci sono decine di migliaia di cittadini giapponesi comuni:
– Famiglie che pregano e costruiscono insieme la loro vita
– Volontari che sostengono programmi di servizio alla comunità
– Bambini la cui fede plasma i loro valori e il loro senso di appartenenza
La dissoluzione minaccia:
- La confisca da parte del governo e la liquidazione forzata dei beni religiosi: proprietà, edifici, conti bancari
- La chiusura di luoghi di culto, chiese, cimiteri e centri ecclesiastici
- Trasferimento delle proprietà al governo
- Interruzione – o fine definitiva – delle attività caritative, educative e umanitarie finanziate dalla chiesa
- Aumento delle difficoltà finanziarie e dell’instabilità sociale per i membri
- Già ora, a seguito del “processo mediatico”, gli hotel e altre strutture pubbliche si rifiutano di affittarci spazi per le nostre attività caritatevoli.
Dal 2022, i credenti hanno già subito una crescente discriminazione, l’ostracismo sociale e, in alcuni casi strazianti, il bullismo feroce nei confronti dei bambini. Questa sentenza rischia di radicare e amplificare tale sofferenza, trasformando una perdita legale astratta in una difficoltà umana concreta.
Un precedente che dovrebbe allarmare ogni democrazia
Il Giappone è un modello di democrazia costituzionale stabile, con solide garanzie per la libertà di religione sancite dalla sua Costituzione e dall’articolo 18 del Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR). Queste garanzie tutelano non solo il credo personale, ma anche il diritto collettivo delle comunità di organizzarsi, praticare il proprio culto e mantenere la propria esistenza legale.
Quando un gruppo religioso può essere sciolto senza una condanna penale, sulla base di vaghe affermazioni relative al “benessere pubblico”, il precedente ha ripercussioni che vanno ben oltre una singola organizzazione. Mette alla prova la resilienza dei diritti delle minoranze in qualsiasi democrazia.
Come ci ha ricordato con forza Mahatma Gandhi, la vera forza morale di una nazione si rivela nel modo in cui tratta le sue minoranze più vulnerabili.
Gli occhi del mondo – e della storia – sono ora puntati sulle istituzioni democratiche giapponesi. Riusciranno a mantenere i più alti standard di libertà religiosa e di giusto processo, o questa sentenza segnerà l’inizio di una preoccupante erosione?
Per ulteriori informazioni o interviste, contattare:
Gukson Capone, Presidente FFPMU Italia
presidentefedfamiglie@gmail.com
-FINE-
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